|
Con l'Italia calcistica divisa a metà tra la speranza di rivedere riaperta la lotta per il titolo e quella di tornare grandi in Europa, l'Inter offre l'ennesima prova di forza, espugnando il campo di Udine, restando davanti all'altra milanese: Pato mancherà? Io dico di no. Con un Ronaldinho così, un qualsiasi attaccante lì davanti sarebbe redditizio. Il campione ritrovato. D'accordo, non sarà quello visto in Francia o Spagna, ma ora come ora è uno in grado di fare la differenza. Più essenziale delle finte fumose di Cristiano Ronaldo, meno veloce, ma comunque rapido e geniale: i suoi assist numerosissimi e decisivi pesano sui punti della classifica milanista. Gran merito di questa "rinascita" va all'amico Leonardo che l'ha messo in campo sempre e comunque, così come dovrebbe essere per un campione: Ronaldinho aveva bisogno di sentire fiducia intorno a sè e aveva bisogno di continuità per tornare a divertire e divertirsi; adesso confessiamolo pure, è un piacere vederlo giocare. Dietro alle milanesi, Roma a parte, c'è grande equilibrio ed incertezza: il tutto rende affascinante il finale di campionato così com'era una volta, nel calcio "povero" degli anni novanta. L'analisi tattica: la Roma mascherata di Ranieri. Quella vista al San Paolo era una Roma "strana". Ranieri ha studiato la gara e ha preferito cambiare, indovinando quasi tutto. Cinque difensori in campo, tre centrali più due terzini quasi bloccati ad arginare la velocità delle ali napoletane. Perrotta tenuto frenato sulla linea mediana e poi tutti pronti a ripartire in contropiede. Tattica redditizia: quasi sfiora il colpaccio. Qualcuno ha criticato Ranieri alla sostituzione di Baptista sul 2-0, ma forse con un altro schema la Roma vista al San Paolo non avrebbe sfiorato la vittoria e non avrebbe portato via neanche un punto. Il più bel gol: Miccoli Domenica ricca di reti spettacolari: Denis incrocia al volo di sinistro, Vucinic gira a fil di palo, ma Miccoli fa il capolavoro: appena fuori area, senza rincorsa, allunga il passo per disegnare la traettoria che quasi spolvera il sette di Manninger e condanna la Juve all'ennesima debacle casalinga.
|